La medicina traslazionale: dallo spazio al letto clinico
Trieste
Descrizione
Conferenza del prof. Gianni Biolo
A cura del prof. Maurizio De Vanna, direttore della Sezione Medicina del CCA
La medicina spaziale rappresenta un modello privilegiato di ricerca traslazionale, capace di trasformare le sfide del volo spaziale in opportunità per la medicina terrestre. La microgravità induce alterazioni muscolari, metaboliche e cardiovascolari che riproducono, in forma accelerata, processi osservati nell'invecchiamento e nell'immobilizzazione.
Le future missioni oltre l'orbita terrestre bassa (extra-LEO) e nello spazio profondo (deep space) introdurranno ulteriori rischi clinici legati a radiazioni, gravità parziale, isolamento prolungato e limitata assistenza medica. La progressiva perdita delle riserve fisiologiche e la difficoltà di gestire emergenze sanitarie lontano dalla Terra richiederanno nuove strategie di prevenzione, monitoraggio e cura. Gli studi sperimentali di bed rest consentono di approfondire i meccanismi del decondizionamento e di sviluppare contromisure applicabili sia agli astronauti sia ai pazienti terrestri.
In questo contesto, il progetto NUTRISS, sviluppato dall’Università di Trieste con l'Agenzia Spaziale Italiana, ha esplorato strategie di nutrizione personalizzata per preservare lo stato nutrizionale e la massa muscolare degli astronauti. L'integrazione tra monitoraggio della composizione corporea, valutazione metabolica e interventi nutrizionali mirati offre un paradigma applicabile alla prevenzione della sarcopenia e delle complicanze dell'immobilizzazione.
La ricerca spaziale diventa così un laboratorio di innovazione biomedica, nel quale le sfide dell'esplorazione umana dello spazio contribuiscono a migliorare la medicina clinica sulla Terra.
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti
A cura del prof. Maurizio De Vanna, direttore della Sezione Medicina del CCA
La medicina spaziale rappresenta un modello privilegiato di ricerca traslazionale, capace di trasformare le sfide del volo spaziale in opportunità per la medicina terrestre. La microgravità induce alterazioni muscolari, metaboliche e cardiovascolari che riproducono, in forma accelerata, processi osservati nell'invecchiamento e nell'immobilizzazione.
Le future missioni oltre l'orbita terrestre bassa (extra-LEO) e nello spazio profondo (deep space) introdurranno ulteriori rischi clinici legati a radiazioni, gravità parziale, isolamento prolungato e limitata assistenza medica. La progressiva perdita delle riserve fisiologiche e la difficoltà di gestire emergenze sanitarie lontano dalla Terra richiederanno nuove strategie di prevenzione, monitoraggio e cura. Gli studi sperimentali di bed rest consentono di approfondire i meccanismi del decondizionamento e di sviluppare contromisure applicabili sia agli astronauti sia ai pazienti terrestri.
In questo contesto, il progetto NUTRISS, sviluppato dall’Università di Trieste con l'Agenzia Spaziale Italiana, ha esplorato strategie di nutrizione personalizzata per preservare lo stato nutrizionale e la massa muscolare degli astronauti. L'integrazione tra monitoraggio della composizione corporea, valutazione metabolica e interventi nutrizionali mirati offre un paradigma applicabile alla prevenzione della sarcopenia e delle complicanze dell'immobilizzazione.
La ricerca spaziale diventa così un laboratorio di innovazione biomedica, nel quale le sfide dell'esplorazione umana dello spazio contribuiscono a migliorare la medicina clinica sulla Terra.
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti
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Friuli-Venezia Giulia